23 novembre 2015

L’ITALIA VENDE ARMI AD ARABIA SAUDITA, KUWAIT E QATAR, CHE FINANZIANO L’ISIS, MA “NON C’È PROBLEMA”






Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica: "Noi parliamo con i governi di Paesi che non sono sulla lista nera. Siamo autorizzati anche dagli Stati Uniti a farlo.
Se poi all'interno di quei Paesi ci sono persone che raccolgono denaro per finanziare l' Isis, non è un problema nostro”… -
Gianluca Roselli per il “Fatto Quotidiano
PINOTTI TORNADO
Finmeccanica non si pone il problema di fare affari con i Paesi arabi da cui poi partono finanziamenti verso l'autoproclamato Califfato, il cosiddetto Isis o Daesh. A ribadirlo è stato lo stesso ad, Mauro Moretti: "Noi parliamo con i governi di Paesi che non sono sulla lista nera. Siamo autorizzati anche dagli Stati Uniti a farlo. Se poi all' interno di quei Paesi ci sono persone che raccolgono denaro per finanziare l' Isis, non è un problema nostro", ha detto Moretti a margine di un convegno-Italia e Nato, quale difesa? - organizzato dall' Istituto affari internazionali ieri a Roma.
ROBERTA PINOTTI FA JOGGING

Finmeccanica, infatti, insieme ad altre aziende italiane, dopo gli ultimi attentati è tornata sotto i riflettori per gli affari commerciali con Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, nazioni da cui partono ingenti finanziamenti all' Isis.

BASTI PENSARE alla recente maxi commessa da 8 miliardi di euro per la fornitura di 28 cacciabombardieri proprio al Kuwait da parte del consorzio Eurofighter dove Finmeccanica occupa un posto di rilievo. A conferma del fatto che l'Italia in quelle zone fa affari d' oro: dal 2012 al 2014 abbiamo venduto armi al Kuwait per17milioni di euro. E per 146 milioni al Qatar. Da cui, insieme all'Arabia Saudita, il Daesh ha ricevuto oltre 40 milioni di dollari negli ultimi due anni. Per le imprese e il governo italiano, però, la questione non esiste.
MASSIMO D ALEMA MAURO MORETTI

"Definire l' Arabia uno Stato illegale è una sciocchezza. Gli attentati di Parigi, Beirut e Sinai dimostrano come le armi usate dai terroristi siano rudimentali. E ancora qualcuno ha il coraggio di parlare delle nostre armi?", aggiunge l' ad di Finmeccanica.

A SUA DIFESA, interviene, appunto, il ministro della Difesa Roberta Pinotti: "Sappiamo che all' interno di alcune nazioni arabe ci sono gruppi che raccolgono fondi per finanziare l' Isis, ma sono fazioni combattute in primo luogo da quei governi", osservai l ministro.

"Sarebbe come se si interrompessero i rapporti commerciali con l' Italia perché da noi c' è la mafia", è l' esempio della Pinotti.


MAURO MORETTI CON UN CANE
Le parole di Moretti e Pinotti giungono nel giorno in cui una condanna ai Paesi che finanziano il terrorismo arriva anche dal presidente della Cei Angelo Bagnasco, che ha parlato di "un embargo planetario nei confronti della quarantina di Paesi in rapporti commerciali con queste centrali del terrore". Mentre nel mondo politico critiche al governo arrivano ancora da Sinistra italiana e M5s. "Il governo la smetta di fare affari con chi finanzia l' Isis", sottolinea Alessandro Di Battista.


ALBERTO SORDI IN FINCHE C'E' GUERRA C'E' SPERANZA
"Il problema è complesso e non può essere liquidato in qualche battuta", spiega l' ex direttore dello Iai ed ex sottosegretario alla Difesa, Stefano Silvestri. Secondo cui le armi utilizzate dal Daesh in Siria e nelle azioni terroristiche non sono di provenienza italiana. "Sono armi siriane, utilizzate in precedenti guerre. Perché lì è tutto fluido, il tuo amico di oggi è il tuo nemico di domani", osserva Silvestri. Che sui finanziamenti all' Isis dice: "In molti di quei Paesi è normale finanziare il terrorismo. Qualche anno fa si è scoperto che una parte della famiglia reale saudita finanziava al Qaeda.
MATTEO RENZI E LO SCEICCO MOHAMMED ZAYED NAHYAN

Ma oggi quei regimi dovrebbero essere i primi ad avere interesse a sconfiggere il Daesh, il cui obbiettivo non è seminare il panico in Europa, ma consolidarsi come Stato in quell' area del mondo". Secondo il ministro della Difesa e l' Istituto Affari Internazionali, infine, contro il terrorismo va rivisto e rafforzato il ruolo della Nato, mentre l' Europa deve dotarsi di un sistema di difesa comune. "Altrimenti non saremo in grado di dare risposte efficaci", dice Heinrich Brauss, segretario Nato alla Difesa. Che è critico verso l' intervento russo pro Assad in Siria perché "ha complicato il raggiungimento di una soluzione politica alla crisi", ragion per cui "non si può lasciare il timone delle operazioni a Putin".

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/finch-guerra-speranza-italia-vende-armi-ad-arabia-saudita-113379.htm

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