11 settembre 2015

SEI PRONTO PER ESSERE MICROCHIPPATO?


SEI PRONTO PER ESSERE MICROCHIPPATO?Kaspersky, azienda russa con sede a Mosca fondata nel 1997 da Evgenij Kasperskij e specializzata nella produzione di software progettati per la sicurezza informatica, sta testando un microchip di 2 millimetri iniettato nella mano di un volontario. Il progetto prevede la possibilità di connettersi al sistema nervoso delle persone.
Gli appassionati della fantascienza distopica sanno che in molti romanzi si racconta di un futuro dove gli esseri umani sono dotati di un microchip in grado di segnalarne la posizione e controllarne pensieri e azioni.

Ebbene, questa possibilità oggi si è fatta molto più concreta di quanto potessimo immaginare.

In un evento organizzato all’IFA di Berlino, un volontario si è fatto impiantare un microchip sviluppato dalla Kaspersky, azienda russa con sede a Mosca fondata nel 1997 da Evgenij Kasperskij e specializzata nella produzione di software progettati per la sicurezza informatica.

Secondo i dirigenti dell’azienda russa, il microchip potrà essere utilizzato per sbloccare il proprio telefono, mettere in moto l’auto, monitorare lo stato di salute, eseguire pagamenti e… essere localizzati in qualsiasi parte del pianeta!



«Il prossimo passo logico non è fermarsi a oggetti indossabili, come gli smartwatches, ma andare sotto la pelle per abilitare più funzionalità», ha detto Marcus Preuss, direttore del gruppo di ricerca globale di Kaspersky in Europa.




Il chip iniettato nella mano del volontario, un impiegato della Kaspersky, è grande quanto un chicco di riso. Il gadget potrà essere acquistato on-line al prezzo di 150€ e gli utenti più intrepidi potranno iniettarsi il chip da soli utilizzando il kit in dotazione.


Secondo quanto riporta il Daily Mail, c’è la possibilità che un giorno i chip possano essere collegati direttamente al sistema nervoso di un essere umano. «La tecnologia si evolve e alla fine tutto si collegherà al sistema nervoso», spiega Evgeny Chereshnev della Kaspersky.

Chereshnev ha spiegato che per scongiurare eventuali attacchi hacker, gli impianti potrebbero essere personalizzati e criptati in base al DNA della persona.

«Se guardiamo indietro, le tecnologie mobili che oggi utilizziamo sono abbastanza nuove, quindi perché non utilizzare anche il microchip», ha detto la dottoressa Astrid Carolus, psicologa dell’Università di Wurzburg. «Tuttavia, le persone devono essere convinte “emotivamente”».

E siamo sicuri che con l’aiuto di gente come questa psicologa ce la metteranno tutta per “convincerci emotivamente”, soprattutto i più giovani, nei quali hanno creato un disperato bisogno di essere sempre connessi.


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