30 novembre 2011

La Calabria si frantuma in ‘microblocchi’ La scoperta è dell’Ingv di Roma e dell’Università di Padova


Nell’ultimo milione di anni piccole parti della crosta terrestre che fanno parte del blocco calabro hanno infatti fatto registrare una rotazione antioraria, dettaglio importante e sconosciuto che mostra come la regione si sposti verso lo Ionio e non verso i Balcani come il resto dello Stivale

Roma, 29 novembre 2011 - La Calabria si sta frantumando in ‘microblocchi’. Nell’ultimo milione di anni (un tempo geologicamente molto recente) piccole parti della crosta terrestre che fanno parte del blocco calabro hanno infatti fatto registrare una rotazione antioraria, un dettaglio importante e sinora sconosciuto che dimostrerebbe come la Calabria - a differenza dello ‘Stivale’ italiano - si starebbe spostando verso lo Ionio e non verso i Balcani.

La scoperta è frutto di recenti studi dell’Ingv di Roma e dell’Università di Padova ed è stata pubblicata dalla rivista ‘Geological Society of America Bulletin’. Nell’area collinare compresa tra le cittadine di Crotone e Catanzaro, sulle splendide coste del mar Ionio, grazie a rilievi paleo magnetici sono state individuati quattro blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali: due di essi hanno subito una rotazione antioraria avvenuta negli ultimi 1,2 milioni di anni, altri due una rotazione oraria.

E’ la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella Calabria, che in base a vari altri studi paleomagnetici sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.

“I movimenti da noi ricostruiti - dice Fabio Speranza, dell’Ingv - sono molto recenti, perché sono stati osservati su sedimenti che hanno solo 1,2 milioni di anni. Questo ci fa ipotizzare che queste rotazioni possano essere ancora attive oggi, e legate ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la ‘microplacca’ della Calabria”.

“Già sapevamo in realtà da altri studi geofisici che la parte della penisola italiana che si muove verso i Balcani non comprende la Calabria, che ha un movimento più complesso e si muove in parte verso lo Ionio. Il nostro studio - sottolinea Speranza - mostra che anche all’interno della Calabria non c’è un movimento omogeneo. E’ la dimostrazione ulteriore che il Mediterraneo è un vero puzzle, composto di ‘tessere’ crostali anche piccolissime, che probabilmente non abbiamo ancora identificato del tutto”.
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/11/29/628697-studio_calabria_frantuma_microblocchi.shtml


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Sconvolgimento geologico in Oklahoma,un enorme voragine si forma improvvisamente in un campo

30 Novembre 2011 - Un nuovo sconvolgimento geologico questa volta negli USA e precisamente nello stato dell'Oklahoma.Gli esperti dicono che non e' legato al recente incremento sismico che ha interessato la zona,ma sta di fatto che un enorme voragine (sinkhole) e' apparsa in un campo durante la notte delle dimensioni di 40 metri di diametro e profondita' perfettamente rotonda e sembrerebbe in crescita giorno dopo giorno.Il proprietario del campo ha affermato di essere stato fortunato che il sinkhole si sia formato in un punto lontano ala sua abitazione che ci sarebbe entrata dentro tutta!
http://thelastsigns.blogspot.com/2011/11/massive-sinkhole-appears-overnight-in.html

Recentemente per indicare fenomeni di sprofondamento di qualsivoglia genere viene sempre più spesso utilizzato, da esperti del settore e non, il termine "sinkhole", che ha quasi del tutto sostituito altri termini più specifici, (dolina, camino di collasso, sprofondamento, limesink, cenotes, pozzo carsico, loess karst, voragine) generando una notevole confusione terminologica.
Il termine sinkhole (che tradotto letteralmente significa “buco sprofondato”) è stato introdotto per la prima volta da Fairbridge (1968) per indicare una depressione di forma sub-circolare dovuta al crollo di piccole cavità carsiche sotterranee, sinonimo dunque didolina (doline).
Successivamente il termine è stato ripreso da alcuni Autori (Monroe, 1970; Jennings, 1985; White, 1988 ed altri) ed affiancato da un attributo che ne chiariva la genesi: sono stati distinti così tra i fenomeni carsici fenomeni di solution sinkholecollapse sinkhole esubsidence sinkhole (coincidenti con i termini di solution doline, collapse doline, subsidence doline introdotti da Cramer, 1941 e successivamente utilizzati anche da Castiglioni nel 1986 in Italia e da molti altri Autori, dolina di soluzione normale, dolina di crollo, dolina alluvionale, dolina di subsidenza in roccia).
Attualmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il termine sinkhole viene usato frequentemente e definisce una qualunque cavità nel terreno di forma non più necessariamente sub-circolare, apertasi per cause antropiche o per motivi diversi.
In Italia il termine sinkhole è stato introdotto, a partire dagli anni novanta, per indicare un tipo particolare di sprofondamento, con forma sub-circolare, ma di genesi incerta.
Successivamente anche in Italia il termine è stato usato secondo l’accezione anglosassone, sinonimo dunque di sprofondamento s.l., di dolina, di sprofondamento antropico, e di “camino di collasso”.
Il termine sinkhole nella letteratura italiana indicava, in principio, ampie e profonde depressioni di forma sub-circolare con diametro e profondità variabili da pochi metri a centinaia di metri, a pareti sub-verticali che si aprono rapidamente in terreni a granulometria variabile. 
Questi tipi di sprofondamenti sono quasi sempre colmati da acque, spesso mineralizzate, formando laghetti e specchi d’acqua; sono caratterizzati da subsidenza che può localmente essere dovuta a presenza di sorgenti.
Tali fenomeni sono localizzati in genere su allineamenti tettonici lungo i quali spesso si evidenziano anomalie di fluidi; la continua erosione delle pareti del camino provoca il progressivo colmamento della voragine, un aumento del diametro e nello stesso tempo una diminuzione della profondità dello specchio d’acqua se presente.
La formazione di questi fenomeni è improvvisa, può essere realizzata in un evento unico o in più eventi con progressivo cedimento delle pareti.
Si è constatato che la maggior parte di tali fenomeni è dovuta ad una serie di cause, di cui si parlerà in seguito, ma ruolo importante assumono i processi di risalita, sifonamento e erosione dal basso.
I meccanismi di erosione dal basso potrebbero essere assimilati a processi di suffosione profonda (deep piping), definiti da Castiglioni (1986) come effetti meccanici dello scorrimento sub-superficiale (in questo caso però il movimento sarebbe profondo) dell’acqua nel terreno (con dimensioni granulometriche dalle argille alle ghiaie), che si realizza quando quest’ultimo è crepacciato o poroso e quando l’acqua abbondante e con pressione elevata riesce a trovare vie di scorrimento in cui passare con velocità abbastanza sostenuta. Il passaggio dell’acqua provoca l’erosione di materiale e la formazione di canalicoli e di condotti tubolari lungo le linee idrauliche di flusso. Quest’ultimo fenomeno viene indicato nella letteratura anglosassone con il termine piping.
Sprofondamenti in cui è stata accertata la presenza di meccanismi di questo tipo possono venire definiti, aggiungendo un attributo al termine per specificarne la genesi: piping sinkhole.

El Hierro: video di pezzi di lava galleggiante sulla superficie del mare




30 Novembre 2011 - El Hierro - Continua l'attivita sismica e vucanica sull'isola spagnola delle Canarie,una delle bocche sottomarine sta facendo apparire sulla superficie de mare pezzi di lava incandescente galleggianti.
El Hierro,e' una isola di 278,5 km2, si trova all'estremo sud-ovest delle CanarieLe origini risalgono circa 100 milioni di anni. Dopo tre eruzioni successive, e conseguenti accumuli, l'isola emerse dal mare come una piramide triangolare imponente coronata da un vulcano di oltre 2.000 metri di altezza. L'attività vulcanica ha portato alla continua espansione dell 'isola. Circa 50.000 anni fa, a seguito di scosse sismiche che produssero frane enormi, un pezzo gigante dell'isola  si schianto' nell'oceano. Questa frana di oltre 300 km3 diede origine al suggestivo anfiteatro di El Golfo valle ed ad uno tsunami di 100 metri di altezza che probabilmente, raggiunse la costa americana.
http://terrarealtime.blogspot.com/2011/07/sciame-sismico-nelle-isole-canarie.html

Scoperto Il piu' grande pianeta extrasolare mai rilevato



Ha una rivoluzione di sole 19 ore, una massa doppia di quella di Giove e dimensioni di poco inferiori. La scoperta grazie a WASP-South e la domanda è: sta precipitando sulla sua stella madre o si devono riscrivere le teorie sull'interazione stella-pianeta?

di Redazione Media Inaf

Si trova nella costellazione del Sestante, ed è stato possibile individuarlo attraverso la tecnica del transito con la WASP-South Camera Array, sita nell’Osservatorio Astronomico Sud Africano. Si chiama WASP-43b e va a rendere più numerosa la pattuglia di pianeti extrasolari. Come WASP 17, il più grande pianeta extrasolare mai rilevato, anche WASP-43b ha una sua peculiarità. Con un periodo orbitale di soli 19 ore e 31 minuti, è il Giove caldo più vicino alla sua stella madre conosciuto fino ad oggi. La sua massa è di 1,8 quella di Giove e le dimensioni nove decimi del pianeta più grande del nostro sistema solare.

Ma quello che rende questa scoperta più interessante e caratterizza ulteriormente il pianeta, è il fatto che la sua stella madre è solo 0,6 volte la massa del nostro Sole, come dire la metà, cioè è la più piccola conosciuta per avere nella propria orbita un Giove caldo. Che cosa è allora WASP-43b, si chiedono i ricercatori: uno dei rari casi di “ultimi Mohicani”, cioè pianeti che precipitano sulla loro stella madre a causa delle interazioni mareali? O invece ci dice che le interazioni mareali sono molto più deboli di quanto si pensasse?

In sostanza un oggetto di quelle dimensioni così vicino alla sua stella madre dovrebbe essere sottoposto agli effetti dissipatori prodotti dall’attrazione mareale. Potrebbe essere così, ma se ciò non fosse e stella e pianeta fossero in equilibrio, allora le forze mareali sono appunto più deboli.

Grazie ad oggetti come questo, i modelli teorici della interazione stella-pianeta saranno messi alla prova, e si spera che portino ad una comprensione molto più chiara dei processi di dissipazione tra stelle e pianeti. Dal 2006 WASP-South sta scandagliando l’emisfero sud del cielo alla ricerca di pianeti extrasolari, secondo la tecnica del transito. I dati combinati con l’osservatorio di Ginevra delle velocità radiali hanno permesso di trovare oltre 30 pianeti extrasolari orbitanti intorno a stelle di magnitudine 9-13.



Tratto da:http://www.altrogiornale.org/news.php
Fonte:http://www.media.inaf.it/2011/11/28/troppo-vicino-per-essere-normale/

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A caccia dell'asteroide responsabile della grande estinzione!

Gli asteroidi decisero l'ascesa e l'estinzione dei dinosauri sulla Terra. L'ipotesi attende di essere confermata dai geologi, ma sarebbe quella più accreditata. Ma per avere conferme serve un cratere, e forse il "responsabile" si trova a Rochechouart, in Francia, che già nel sito on-line si presenta come Pays de Météorite.
Gli asteroidi infatti lasciano particolari tracce chimiche nel terreno che i geologi Paul Olsen e Dennis Kent del Galles sperano di trovare.

Anche se gli asteroidi sono riconosciuti come più probabili colpevoli delle estinzioni avvenute tra il Cretaceo ed il Terziario 65 milioni di anni fa, e tra il Permiano ed il Triassico 251,4 milioni di anni fa, c'è un altra grande estinzione che per i paleontologi rimane un mistero.

L'estinzione in oggetto è quella del periodo tra Triassico e Giurassico, che avvenne 199.6 milioni di anni fa, e che segnò l'ascesa dei dinosauri sulle creature che popolavano il pianeta. I geologi pensano che il cratere di Rochechouart in Francia potrebbe confermare questa teoria, ma le sue dimensioni ridotte, tra appena i 40 ed 50 chilometri, non sono sufficienti a spiegare l'estinzione, al contrario del cratere di Chicxulub, in Messico, di circa 176 chilometri.

Un asteroide dalle dimensioni di quello caduto in Francia però non avrebbe causato però l'estinzione delle specie animali, ma avrebbe indebolito gli ecosistemi, generando un terremoto di magnitudo 11,5, la cui potenza è 100 volte maggiore di qualunque terremoto mai sperimentato dalla storia dell'uomo. I geologi ora dovranno eseguire dei rilievi del terreno per determinare se sono presenti tracce chimiche che confermino quanto ipotizzato. Se la conferma giungesse allora gli asteroidi si confermerebbero come "migliori amici" dei dinosauri, avendo scritto la parola inizio e fine nella loro storia evolutiva.

Misteriosa sostanza bianca appiccicosa in Turchia

(NaturalNews) I residenti di Dilovasi, un sobborgo industriale alle porte di Istanbul, in Turchia, sono in cerca di risposte su una misteriosa sostanza che, in numerose occasioni, è stata trovata a ricoprire le auto, gli alberi, il bucato, e gli orti in tutta la città. Milliyet, un giornale turco, riferisce che i funzionari del governo stanno cercando di identificare la fonte di questa poltiglia appiccicosa, che secondo quanto riferito ha fatto ammalare un certo numero di persone e rovinato i raccolti locali.
Secondo l'Hurriyet Daily News (HDN), il Consiglio di ricerca scientifica e tecnica della Turchia sta conducendo un'indagine sulla questione, ma solo dopo che i media locali hanno cominciato a segnalare che la sostanza non puo essere lavata o rimossa dai vestiti, dai raccolti, e da altri elementi contaminati.

"I miei prodotti valevano almeno 20.000 lire turche (circa 10.695 dollari), ma ora sono tutti distrutti. Cavolo, porro, e altri prodotti sono stati rovinati dalla poltiglia. Non posso venderli a nessuno. Devo buttarli via. Questa sostanza ha ricoperto anche le finestre della mia serra e blocca la luce del sole ", ha detto Alaattin Illik, un residente e proprietario di una serra a Dilovasi.

Secondo il Digital Journal, i funzionari locali di Dilovasi, che è una zona industriale pesante, con circa 200 impianti industriali in tutto il territorio, sono stati accusati di nascondere la gravità dell'inquinamento tossico nella zona. Questo fatto è reso evidente dal tasso di tumori nella zona più alto del solito,  circa 30 volte superiore rispetto alla media nazionale.

Ma un'altra possibile spiegazione per la copertura chimica non identificata sono le "scie chimiche", un programma di irrorazione chimica in cui jet rilasciano volutamente vari materiali nella stratosfera. Nei giorni di pesante rilascio di scie chimiche, materiali anomali e sostanze simili a quelle che  si trovano a Dilovasi sono stati osservati in una varietà di luoghi in tutto il mondo.

A differenza delle normali scie di gas di scarico dei jet che si dissipano rapidamente, le scie chimiche indugiano nel cielo e spesso si diffondono in nuvole artificiali. In alcuni casi, queste scie chimiche si lasciano alle spalle effettivamente quelli che sembrano essere residui di particelle di polvere, filamenti simili a ragnatele, e una viscida poltiglia simile a quella che è apparsa a Dilovasi (http://www.willthomas.net/Chemtrail...)..

Guardate il seguente estratto da un episodio del  1997 di Unsolved Mysteries dove i residenti di Oakville, Washington, si sono ammalti a causa di una poltiglia appiccicosa non identificata che cade dal cielo:
http://www.youtube.com/watch?v=EvRu ...

Tra le fonti di questo articolo: 
http://www.hurriyetdailynews.com/n ....

http://www.treehugger.com/corporate ...
Fonte: Natural News 24 Novembre 2011 


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Forte terremoto di magnitudo 6.0 scuote Le Filippine

30 Nov 2011 - FILIPPINE - Un terremoto di magnitudo 6.0 richter ha colpito al largo della costa ovest delle Filippine lungo la trincea Manila.
La trincea Manila, è una delle principali linee di faglia che si estende per( 900 km) lungo il fondo dell'oceano. Si trova sotto il Mar Cinese Meridionale e corre lungo il lato ovest della principale isola delle Filippine di Luzon. L'ultimo grande terremoto nelle Filippine, si è verificato nel 1990. Il sisma di magnitudo 7,7 con quasi 2.000 vittime.Essa è caratterizzata da frequenti terremoti e movimenti della piastra che hanno dato luogo a vulcani sul lato ovest dell'isola filippina di Luzon,tra cui il Monte Pinatubo,che subi' una violenta eruzione pliniana in 1991 VEI 6, la seconda più grande eruzione vulcanica registrata nel 20 ° secolo.  

The Extinction Protocol

29 novembre 2011

Risveglio sismico e vulcanico nella regione del Pan-America

Il risveglio sismico e vulcanico della regione Pan-Americana è ormai ben avviato. La placca caraibica comprende un'area di circa 3,2 milioni km quadrati ed è in fase maggiore di stress . Una serie di sciami sismici stanno interessando l'area tra cui il terremoto di 5,1 richter che ha colpito al largo della costa di San Juan,a Porto Rico.


La placca caraibica è una delle 12 grandi zolle in cui è divisa la litosfera. Confina a nord con la placca nordamericana, a sud-est con la placca sudamericana, a sud con la placca di Nazca e a ovest con la placca di Cocos.
Il margine settentrionale della placca passa attraverso Belize, Guatemala e Honduras e prosegue a sud della costa meridionale di Cuba, a nord di Hispaniola, di Porto Rico e delle Isole Vergini. Una parte della fossa di Porto Rico, che con l'abisso Milwaukee rappresenta la zona più profonda dell'oceano Atlantico, si trova lungo questa linea di subduzione.L'intera regione sta diventando sempre più turbolenta, le forze geologiche stanno
incrementando le pressioni sul piatto della regione e il fondo marino è violentemente agitato lungo la trincea di Puerto Rico. La trincea ha una storia inquietante in grado di produrre potenti terremoti di intensita' pari ad 8,1 di magnitudo che colpirono la regione, sia nel 1787 che nel 1946. Alla luce del crescente rischio di terremoti nella zona , l'UNESCO ha condotto lo scorso 23 marzo 2011 un esercitazione per un eventuale terremoto e tsunami nei caraibi. Come conseguenza della crescente tensione sismica nella regione occidentale , stiamo già assistendo al risveglio vulcanico e sismico di gran parte del Pan-America.


Il 20 novembre, il vulcano Popocatepetl in Messico ha scatenato una nube di cenere alta 5 km. Il 22 novembre e' toccato al vulcano Fuego in Guatemala, che ha eruttato una nuvola scura  di cenere di 2 km . Il 25 novembre scorso, lo stato di allerta del vulcano Gelaras in Colombia è stato sollevato ad arancione. Il 26 novembre scorso, la densa cintura superiore vulcanica di El Salvador è stata scossa da uno sciame di oltre 700 scosse in 24 ore. Ora il vulcano Tungurahua in Ecuador è l'ultimo segno rivelatore che la bomba ad orologeria dei Caraibi e della regione Pan-Americana ha iniziato il suo conto alla rovescia.
The Exinction Protocol


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Il triangolo delle Bermuda mito o realta'?

Il triangolo delle Bermuda conosciuto anche come Triangolo del Diavolo è una zona delimitata all' interno di una linea immaginaria tra le Isole Bermuda, tra Florida e Puerto Rico. I fatti avvenuti in questo tratto di mare iniziano da molto lontano, addirittura ne scrive Cristoforo Colombo nel suo diario di bordo, narra di strani fenomeni che spaventarono il suo equipaggio, come palle infuocate che cadevano in mare, anomali comportamenti delle bussole e luci in lontananza nel mare della notte. Un numero considerevole di tragedie si sono consumate in quest' infelice zona e il suo mistero resiste tutt' oggi.
Il 5 Dicembre 1945 alle 13:55, a Fort Lauderdale, in Florida in una limpidissima giornata 5 cacciaborbandieri Avenger partirono per un' esercitazione. Tutti gli apparecchi vennero accuratamente controllati, ma alle 14:15 gli aerei scomparirono dai radar a est della Florida. Dopo mezz' ora la torre di controllo udì una chiamata di un pilota che diceva: "Emergenza! Sono fuori rotta, ci siamo persi!" "Dirigetevi verso ovest!" disse la torre di controllo, "Non sappiamo dov'è l' ovest, il cielo e il mare sono strani!". A quel punto la torre di controllo invia un idrovolante il Martin Mariner con 13 uomini a bordo in soccorso degli Avenger. Il Martin Mariner, gli Avenger e i loro equipaggi non fecero mai più ritorno. Scomparirono nel nulla come altri aerei e navi nella zona divenuta nota come Triangolo delle Bermude. Ma il vero mistero è: perchè persero così completamente l' orientamento? Le autorità diedero una spiegazione scettica, cioè che l' incidente era stato provocato dall' inesperienza dei piloti che erano ancora in addestramento e al caposquadriglia che essendo stato trasferito da poco non aveva ancora familiarità con la zona. Mentre il Martin Mariner era precipitato per via di un' esplosione a bordo 23 minuti dopo la partenza dalla base. In due decenni molti casi furono spiegati in modo simile: la scomparsa di un C-54 nel 1947 con 6 persone a bordo, di un Tudor a 4 motori nel 1948, di un DC3 con 40 persone sempre nel 1948...e ancora navi e aerei. In quasi 20 anni quella zona inghiottì nettamente più di 200 persone. La 1° persona a capire che tutto ciò era un vero mistero fu il giornalista Vincent Gaddis, infatti fu lui a coniare il nome con cui oggi quel tratto d' Oceano e conosciuto: "Il Triangolo delle Bermude". E sempre Gaddis in un suo libro fece una lunga lista di navi scomparse a partire dal 1840 con "La Rosalie" el 1956 con la "Connemara IV". Gaddis fornì anche alcune teorie sui fenomeni di quella zona: Lui parla di vuoti-spazio temporali che attraggono navi e aerei in una buca quadrimensionale che si trova nelle profondità dell' Ocenao di quella zona, teoria avvalata anche da un diretto interessato: Gerald Hawkes che ebbe un' esperienza nell'Aprile del 1952. Narra che a bordo del suo aereo all' improvviso vide il cielo oscurarsi i comandi elettrici della bussola impazzire e l' aereo inizio a precipitate per circa sessanta metri in picchiata, quando vide il mare dinanzi ai suoi occhi rimase ancora più impressionato, un grosso buco nero simile a un pozzo si apriva nell'Oceano girando vertiginosamente, poi all' improvviso il velivo riuscì a cabrare, l' aereo riprese quota e il cielo ritornò limpido.
Nel triangolo delle Bermuda molti sono sopravvissuti a esperienze strane e talvolta terrificanti. Raccontano che la radio smise di funzionare, che la bussola impazzì, che l' energia elettrica venne a mancare...alcuni hanno visto nebbia o nubi gialle e verdi; il mare, inoltre, si agitava all' improvviso indipendentemente dalle condizioni del tempo. Alcuni hanno anche avanzato la teoria degli Ufo, che abbiano una base marina in quel punto. Un ricercatore, Ivan Sanderson formulò forse l' ipotesi puù interessante, disse che nel mondo esistevano 12 zone simili al Triangolo delle Bermuda, sparse in tutto il globo, le chiamò "Vortici malvagi". Una di queste zone, nota come "Mare del Diavolo" si trova al largo delle coste giapponesi; nel 1955, dopo che numerose imbarcazioni erano scomparse nel giro di pochi anni, le autorità giapponesi la dichiararono zona pericolosa. Secondo Sanderson le perturbazioni e le anomalie in quelle zone sono collegate a forti attività della crosta terrestre, in particolare a una forte concentrazione di attività magnetica nel nucleo metallico della terra, in poche parole come se in alcuni punti ci fosse una gravità maggiore, come una calamita gigante che attrae mezzi di metallo e che fa impazzire bussole e causare guasti elettrici. Gli scienziati non sanno perchè la Terra abbia un campo magnetico ma è stata avanzate l ' ipotesi che sia dovuto ai movimenti interni del nucleo di ferro fuso. Ma chiediamoci quali effetti procurerebbe un terremoto di origine magnetica?

1-Farebbe ruotare le bussole all' impazzata.
2-Sul mare produrrebbe una violenta turbolenza perchè influirebbe sull' acqua in modo irregolare, per cui sembrerebbe che l' acqua arrivi da tutte le direzioni.
3-I dispositivi elettrici andrebbero fuori uso. Insomma tutte anomali riscontrate nella zona maledetta. Ma se vi fossero anomalie del genere con le apparecchiature che disponiamo i satelliti osserverebbero tali fenomeni come un sismografo registra un terremoto. Quindi perchè la tecnologia non fa nulla per evitare altre tragedie? Purtroppo il mistero rimarrà tale, finchè non si saranno studiati tutti i "fenomeni" ad esso connessi.

Vento solare impatta con la terra e produce splendide aurore boreali ai poli



29 Nov. 2011 - IMPATTO CME: Come previsto dagli analisti presso il Laboratorio di meteorologia spaziale Goddard, una espulsione di massa coronale (CME) ha colpito il campo magnetico terrestre circa alle 2145 UT del 28 Novembre. L'impatto è stato più debole del previsto, ma ha comunque prodotto aurore luminose intorno al Circolo Polare Artico:In Finlandia e Lapponia sono state osservate bellissime aurore boreali.Attualmente il campo megnetico terrestre sta ancora riverberando dall'impatto della CME.

Improvvise onde di Tsunami si abbattono sulle coste dell'India!

29 Novembre 2011 - India - Lunedi' scorso un aumento improvviso del livello delle acque del mare ha innescato sulle spiagge del Goa meridionale un moto ondoso tumultuoso che ha inondato intere zone costiere danneggiando dozzina di canoe sulla riva.


L'aumento del livello del mare e le inondazioni improvvise, insieme con raffiche di vento, sulle spiagge di Palolem sono solo un fenomeno locale che secondo le fonti è stato causato da una profonda depressione nel Sud Est del Mare Arabico.

Uno scienziato ha riferito che non si e' trattato di uno tsunami ma di un meteo-tsunami, un fenomeno meno noto che sta diventando piu' frequente negli ultimi anni. "E 'un fenomeno locale innescato da una forte depressione e da condizioni di vento estreme".


Oltre a maremoti generati da frane e terremoti, esistono anche onde simili a tsunami che sono generate da processi atmosferici. Tali onde sono principalmente associate ad onde atmosferiche di gravità (onde generate nella bassa atmosfera da convezione, instabilità dinamiche e fronti), a salti di pressione, a passaggi di fronti, a tifoni e ad altri tipi di perturbazioni atmosferiche che normalmente in oceano aperto generano onde barotropiche e le amplificano vicino alla costa, attraverso specifici meccanismi di risonanza.
Tali fenomeni prendono il nome di meteotsunami e sono molto simili agli tsunami propriamente detti, hanno cioè gli stessi periodi (1 - 10 minuti), le stesse scale spaziali, simili proprietà fisiche e colpiscono la costa nello stesso modo distruttivo.
Queste onde di origine meteorologica hanno nomi locali specifici. Ad esempio alle Isole Baleari il fenomeno prende il nome di rissaga o sexia, in Sicilia marubbio, milghuba a Malta, abiki nella Baia di Nagasaki, Giappone e seebar nel Mar Baltico (Gallazzi, 2009).

Missione Phobos-Grunt: Fallimento Con Suspence!


La sonda russa Phobos-Grunt, decollata con successo dal cosmodromo di Baikonur l'8 novembre, non è riuscita a lasciare l'orbita terrestre come previsto, perdendo il contatto con la Terra.

Dopo giorni di silenzio, il contatto con la sonda è avvenuto Martedì 22 novembre alle 20:25 GMT da parte dell'Agenzia spaziale Europea nella sede di Perth in Australia.
Gli ingegneri erano stati incaricati di monitorare il veicolo spaziale in difficoltà per accendere il suo trasmettitore.

Poco dopo, i funzionari dell'ESA hanno riferito che avevano ricevuto i dati della telemetria e che era stato condiviso con i loro colleghi russi.
Gli ingegneri hanno poi combattuto disperatamente per salvare la navicella.
"Il team dell'ESA sta lavorando a stretto contatto con gli ingegneri russi per determinare il modo migliore di mantenere la comunicazione con la navicella spaziale", ha detto.

Un portavoce dell'European Space Operations Centre (ESOC) di Darmstadt, in Germania, ha dichiarato all'Afp: "Abbiamo inviato un ordine per accendere il suo trasmettitore e la sonda ci ha inviato i dati di telemetria.
"Tuttavia, non abbiamo tutti i dettagli e non siamo molto sicuri di quello che abbiamo ricevuto. E' tuttavia un primo segno di vita", ha detto.

La sonda è in un'orbita molto sfavorevole difficile da identificare con precisione", ha aggiunto il portavoce.
"Il compito è stato complicato per le scarse finestre per la comunicazione, tra i cinque ei 10 minuti," ha spiegato.
I cinque miliardi di rubli ($ 165 milioni), spesi la missione è uno dei più ambiziosi nella storia delle esplorazioni marziane.

Era stata progettata per andare sulla luna Phobos, raccogliere un campione di terreno e riportarlo a Terra entro il 2014.
Martedì scorso, l'agenzia spaziale russa ha detto che erano rimaste "poche possibilità" di salvare i 13,5 tonnellate nave.

A Mosca, l'agenzia spaziale russa Roskosmos ha confermato il rapporto dell'ESA, affermando che la stazione di Perth aveva ricevuto un segnale radio dalla Phobos-Grunt durante un periodo di monitoraggio di linea e gli europei e i russi "stanno la situazione".


Il motore non è riuscito nelle manovre per Marte, e sta ancora utilizzando il carburante che sarebbero stati utilizzati in questa manovra.
"Ma prima di perdere il controllo della sonda, i russi avevano inviato istruzioni per per distribuire i suoi pannelli solari" ha detto un funzionario dell'ESA. "Inizialmente, si pensava che la navicella spaziale sarebbe morta dopo tre giorni esaurendo la batteria.


"Ma i pannelli solari hanno giocato un ruolo cruciale, consentendo alla stazione di terra a Perth di entrare in contatto con essa", ha detto la fonte."Perth è inoltre l'unica stazione che incaricata di ascoltare e comunicare con Phobos-Grunt", ha spiegato. L'esposizione alla luce solare fornisce elettricità alla sonda, che le permette di conunicare brevemente al suolo. Ma perde potere quando si muove in alcune parti del globo che non sono illuminate.

La sonda Phobos-Grunt trasporta anche un satellite cinese, Yinghuo-1, che doveva entrare in orbita attorno a Marte per una cooperazione spaziale fra Mosca e Pechino.
La luna Phobos orbita attorno a Marte a poco meno di 10.000 chilometri (6.000 miglia) di altitudine, ed è la il più vicina luna del Sistema Solare. Da tempo incuriosisce gli scienziati, che credono possa nascondere il segreto sulle origini dei pianeti.
http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/

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Misteriosa collina luminescente sulla Luna!



Nonostante tutta l'attenzione sia ora su Marte, la Luna continua a regalare misteri intriganti, come la scoperta di questa misteriosa zona ad alta riflettività che si distingue dal terreno molto più scuro che la circonda all'interno del Mare Imbrium, dove si trova a circa 25 km ad Ovest della Rima Hadley. A vederla dall'alto, sembra una piccola isola di sabbia bianca dispersa in mezzo ad un oceano nero. La dimensione di questa collina è di 2.7 km x 2.2 km.



Il Mare Imbrium, dal latino ("mare delle ombre" o "mare delle piogge"), è un vasto mare lunare. Con un diametro di 1123 km è secondo solo all'Oceanus Procellarum per dimensione tra i mari, ed è quello più grande associato con i crateri da impatto. L'Apollo 15 è atterrato nella parte sud-ovest del Mare Imbrium.
L'età del Mare Imbrium è tra 3.7 e 3.9 miliardi di anni, ed è quello più giovane eccetto il Mare Orientale.


Normalmente, l'alta riflettività è vista nel materiale fresco, espulso recentemente da qualche impatto meteorico, o da cedimenti di terreno per cui viene scoperto nuovo suolo presente sotto. Il colore scuro è causato dalla prolungata interazione con radiazioni solari. Tuttavia, questa collina è molto luminosa solo in cima, non anche ai suoi piedi, ed è decisamente più luminosa anche di tanti altri materiali vicini espulsi recentemente da impatti meteorici. Quindi può darsi che sia composta da materiali ad una riflettività naturalmente più alta dei basalti vicini. Ma la questione allora è, come si è venuta a formare una simile isola?



Secondo gli scienziati, molto probabilmente si tratta del resto di montagne che fuoriescono dal mare. Una collina di materiali ricchi di plagioclasio (Il plagioclasio è uno dei minerali più importanti della crosta terrestre, ed è una specie isomorfa di tettosilicati.) che è il resto di una zona montuosa precedente sepolta dal mare di lava basaltica. Se così fosse, dovrebbero esserci intorno anche altri segni di questa vecchia montagna.
La sonda LRO continuerà ad indagare con ulteriori immagini ad alta risoluzione della regione.


http://www.link2universe.net/2011-11-27/lro-misteriosa-collina-luminosa-osservata-sulla-superficie-della-luna/#more-8569

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28 novembre 2011

Forte esplosione sul vulcano Tungurahua in Ecuador

Quito, 27 nov (EFE) .- Il vulcano Tungurahua, situato nella regione andina dell'Ecuador, ha registato una improvvisa eruzione esplosiva che e' stata accompagnata da colate piroclastiche emissione di  blocchi incandescenti di cenere.


L'Istituto Vulcanologico Nazionale ha detto che il materiale vulcanico e' stato scaraventato per  il versante occidentale del vulcano per piu' di un miglio.L'eruzione e' stata preceduta nel pomeriggio da quattro terremoti di origine vulcanica-tettonica.
Il Tungurahua, di 5.016 metri si trova 135 chilometri a sud di Quito,la sua ultima attività vulcanica è iniziata nel 1999 ed è continuata in questi anni; il 16 agosto 2006 vi fu una eruzione particolarmente importante.

Materiale magmatico affiora sulla superficie del mare ad El Hierro!

27 novembre 2011 - El Hierro - Materiale magmatico di grosse dimensioni sta affiorando sulla superficie del mare a largo di La Restinga, segno che la bocca eruttiva e' prossima ad emergere dal fondale marino.
Nelle ultime ore il tremore armonico sembra aumentato e la profondita' di alcuni terremoti, intorno ai 2 km, lasciano pensare che il magma sia molto vicino alla superficie dell'isola spagnola.Questo non esclude assolutamente che per i prossimi giorni ci possa essere un eruzione nel ben mezzo del golfo.Nel video c'e' la sequenza accelerata degli eventi che sono stati ripresi da El Hierro.

Porto Rico: terremoto in mare di 5.2 Richter

28 Novembre 2011 - Torna a tremare la placca tettonica caraibica un terremoto di magnitudo 5.2 della scala richter e' stato registrato nella regione caraibica di Porto Rico (Puerto Rico) alle 10:55 UTC dall'Istituto Sismologico Europeo EMSC. L'evento localizzato in mare a circa 103 km NW da San Juan,68 km N da Isabela,67 km NW Hatillo,ad una profondita' di soli 10km.Nessuna notizia di danni a cose o perone risultano al momento.

EMSC

Maya: trovata una tavoletta con riferimento al 2012!

Gli archeologi dell'istituto nazionale di Antropologia e Storia hanno dichiarato che tra le rovine Maya sarebbe stato trovato un secondo riferimento alla nota apocalisse del 2012. L'Istituto avrebbe scoperto la data dell'apocalisse scolpita su un mattone nelle rovine di Comalcalco, nel sud del Messico. Si tratta di una prova che arricchisce l'unica trovata fino a questo momento, vale a dire una tavoletta di pietra trovata nel sito archeologico di Tortuguero, nello stato di Tabasco. Un portavoce dell'Istituto, Arturo Mendez, ha riferito che il frammento, conosciuto come "Mattone di Comalcalco" è stato trovato alcuni anni fa, ed è stato oggetto di uno studio approfondito. Al momento si troverebbe custodito in un luogo sicuro presso l'Istituto. Il mattone di Comalcalco e la tavoletta di Tortuguero sono state incise almeno 1.300 anni fa, ed entrambi nasconderebbero un messaggio criptico. Secondo David Stuart, uno specialista di epigrafia maya presso l'Università del Texas ad Austin, la data incisa sul mattone è " un calendario Round", una combinazione di una giornata e la posizione del mese, che si ripete ogni 52 anni'. La data coincide con la fine del Baktun 13. I Baktun sono stati circa 394-bienni e 13 è stato un numero sacro e significativo per i Maya. Il Lungo Computo del calendario Maya inizia nel 3114 aC, e il 13° Baktun si conclude attorno al 21 dicembre 2012.L'iscrizione nella tavoletta Tortuguero descrive qualcosa che dovrebbe avvenire nel 2012 e che coinvolge Bolon Yokte, un dio misterioso dei Maya associato sia alla guerra che alla creazione. Sta di fatto che sia l'erosione che la crepa nella pietra hanno reso la fine del passaggio pressocché illeggibile, anche se in alcuni glifi si può leggere "Egli scenderà dal cielo". Il mattone Comalcalco, da parte sua, è anche molto strano in quanto, il mattone contenete le iscrizioni, ricoperto di stucco, è stato fissato rivolto verso l'interno del muro, non visibile da osservatori esterini, ciò suggerisce che non doveva essere visto.L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia ha da tempo detto che le voci, circa la fine o il cambiamento del mondo, evento che dovrebbe coincidere verso la fine di dicembre 2012, sono una non corretta interpretazione dei calendari Maya da parte dell'Occidente. Data la forza con cui circolano le voci su internet di un imminente disastro nel 2012, l'Istituto sta organizzando un incontro di esperti Maya presso il sito archeologico di Palenque, in Messico meridionale, per chiarire 'alcuni dei dubbi sulla fine di un' epoca e l'inizio di un'altra, secondo il calendario Maya '.

Fonte Lestero.it 


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Terremoto 5.9 richter a largo di Bali

28 Novembre 2011 - Un terremoto di magnitudo 6.3 poi declassato a 5.8 della scala richter ha colpito a largo dell'isola indonesiana di Bali alle ore 11:30 UTC l'evento molto profondo a circa 630 km ed e' stato localizzato a 195 km NE da Mataram,168 km NW da Sumbawa.Non ci sono stati allarmi tsunami ne segnalazioni di danni a cose o persone per il momento.
EMSC

Il mondo sull'orlo di una terza guerra mondiale?

Mentre il mondo è distratto dalla catastrofe della crisi finanziaria globale, il Mediterraneo sembra sul punto di incendiarsi. Nel mirino, ancora e sempre, il paese degli Ayatollah, contro cui Israele medita un devastante raid aereo, come ammesso dallo stesso presidente, Shimon Peres.
Attualmente il fuoco è concentrato sull’alleato confinante, la Siria, che sembra destinato a fungere da detonatore. Ma stavolta, clamorosamente, torna in campo la potenza nucleare ex-sovietica: se finora ha tenuto un basso profilo, domani Mosca potrebbe pesare in modo decisivo sulla pericolosa evoluzione della crisi che minaccia il Mediterraneo e il Medio Oriente. E che, secondo il professor Michel Chossudowsky del Global Research Institute, sarebbe più corretto chiamare Terza Guerra Mondiale.
Se Damasco rappresenta l’anticamera dell’assalto finale all’Iran, da Mosca arriva l’avvertimento più esplicito: giù le mani dalla Siria. Rimasta passiva nella guerra in Iraq e poi nell’operazione che in Libia ha condotto alla caduta di Gheddafi, stavolta la Russia non resterà alla finestra. Mosca considera un attacco occidentale contro la Siria come una “linea rossa” che non tollererà.

La guerra intanto si avvicina, innanzitutto attraverso l’ormai consueta pressione mediatica: diversi articoli sono stati fatti circolare, segnalando che alcuni caccia provenienti dalla Turchia e da altri stati islamici sarebbero entrati nello spazio aereo siriano sotto pretesti “umanitari”, con l’aiuto logistico degli Stati Uniti.
La Russia ha installato sistemi radar avanzati presso tutte le principali installazioni militari e industriali siriane, confermando l’imponente dispiegamento difensivo col quale Mosca si sta preparando a proteggere la Siria, come ai tempi della Guerra Fredda. Dalla seconda guerra mondiale, non si era mai visto un simile spiegamento di forze. Anche le forze armate del Regno Unito starebbero intensificando i preparativi in vista di attacchi missilistici degli Stati Uniti contro siti iraniani.
Mentre l’Iran è il prossimo obiettivo, insieme con Siria e Libano, il nuovo dispiegamento militare strategico minaccia anche Corea del Nord, Cina e Russia. All’inizio sembrerà un’operazione militare come tante altre, un semplice raid aereo punitivo sull’Iran ribelle. Sarà invece l’inizio della Terza Guerra Mondiale. Uno scenario da fine del mondo: prima mossa, l’Iran. Poi, le reazioni a catena e i veri obiettivi: fermare la Cina neutralizzando la Russia.
Il capitalismo imperiale, in crisi, pensa di non avere più altri mezzi per garantirsi l’accesso privilegiato alle risorse vitali: acqua, petrolio e gas naturale. Se fallisse la politica non resterebbe che la guerra, il conflitto totale su scala mondiale.
Il vero pericolo non viene percepito: «Nessuno sembra temere una guerra nucleare sponsorizzata dall’America. La guerra contro l’Iran è presentata all’opinione pubblica come un problema tra gli altri», da vivere con l’indifferenza alla quale ormai si è abituati. Del resto, la macchina di uccisione globale è sostenuta anche da un culto insito di morte e distruzione che pervade i film di Hollywood, per non parlare delle serie Tv di guerra e criminalità in prime time sulle reti televisive. Culto di morte approvato dalla Cia e dal Pentagono, che supportano anche finanziariamente le produzioni di Hollywood come strumento di propaganda di guerra.
Il previsto attacco contro Teheran fa parte di una coordinata “road map” militare globale. E’ la cosiddetta “guerra lunga” del Pentagono: un conflitto senza frontiere guidato dal profitto, un progetto di dominazione mondiale, una sequenza di operazioni militari. I pianificatori militari della Nato, hanno previsto vari scenari di escalation militare, con relative implicazioni geopolitiche: mentre Iran, Siria e Libano sono gli obiettivi immediati, Cina, Russia e Corea del Nord, per non parlare di Venezuela e Cuba, sono anch’esse oggetto di minacce da parte degli Stati Uniti. Obiettivo strategico nella corsa alle risorse: sconfiggere il gigantesco competitor cinese e annullare la capacità militare della difesa russa.
Il pericolo è tanto più reale se si considera l’assoluta indifferenza dei mezzi di informazione. In coro, i media occidentali hanno bollato l’Iran come una minaccia alla sicurezza globale in vista del suo programma di presunte armi nucleari (inesistente). Anziché constatare che l’unica, vera minaccia alla pace nel mondo proviene dall’asse che collega Stati Uniti, Nato e Israele, si preferisce instillare tacitamente, nell’inconscio popolare, la nozione che la minaccia iraniana è reale e che la Repubblica islamica dovrebbe essere “conquistata”.
Nel frattempo, a fronte di un possibile conflitto con esiti devastanti, il movimento pacifista pare del tutto inerme ed impreparato. Tornerà ad agitarsi, forse, quando sarà ormai troppo tardi. Ammesso che non lo sia già ora.
La grande menzogna, sostiene la guerra e lo stato di polizia come l’unica linea di approccio, distrugge nazioni e solidarietà internazionali. Rompere la menzogna significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza prevalente. Questo profitto guidato dall’agenda militare distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconscienti.
E allora quello che dobbiamo fare è invertire la marea, sfidare i criminali di guerra in alte cariche e i potenti gruppi di pressione corporativi che li supportano, rompere l’Inquisizione americana, minare la crociata militare Usa-Nato-Israele, chiudere le fabbriche di armi e basi militari, riportare a casa le truppe: i membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale. Esagerazioni? No, purtroppo.
Il potere che vuole la guerra è fortissimo, racconta ogni giorno il contrario della verità, pretende per sé le risorse vitali del mondo. Ed è armato fino ai denti.

Difendere la biodiversita' per salvare la terra!

Difendere la complessità e l’interdipendenza delle forme di vita sul pianeta è l’unica garanzia di futuro: per tutti



Quando si parla dei cambiamenti climatici e socio-ambientali in atto, tendiamo a immaginare le peggiori situazioni catastrofiche proiettate nel futuro: lanciamo allarmi per quello che potrebbe essere, per le irrecuperabili perdite a venire o per il superamento di tanti punti di non ritorno rispetto all’attuale equilibrio geoclimatico, stabilitosi nel corso di migliaia e migliaia di anni. Eppure la catastrofe ecologica più importante, quella che ha e che avrà nell’immediato l’impatto più devastante sull’esistenza della specie umana la stiamo già vivendo. È la veloce perdita di biodiversità animale e vegetale in corso.
Un articolo della rivista Nature del settembre del 2009 (1) ha infatti posto all’attenzione di tutta la comunità scientifica e, volendo, dell’umanità in generale, il fatto che la perdita di biodiversità costituisce il primo problema che dovremmo fronteggiare, prima ancora del cambiamento climatico di cui tanto si parla. La stessa ONU – in un’insolita e tempestiva presa di coscienza – ha stabilito che il 2010 fosse l’anno dedicato alla biodiversità.
Ma cosa si intende esattamente con questo termine?

Una ricchezza incommensurabile

La biodiversità è la varietà degli esseri viventi, animali, vegetali e microrganismi, esistenti in natura. Inoltre si intende la varietà degli ecosistemi e dei loro equilibri. Lo stesso termine viene anche utilizzato per indicare la variabilità genetica all’interno di ogni singola specie e quel mondo di interrelazioni orizzontali e verticali tra i geni di tutte le specie e i legami che intercorrono tra esse. L’essenza della biodiversità è in sostanza la complessità nell’interdipendenza.
L’uomo non può astrarsi da questa interconnessione, sebbene gli ambienti artificiali che ha creato e in cui vive gli facciano sembrare la natura solo come un documentario per bambini in cerca di esotismo. Ma è “scientificamente dimostrabile” che sul cemento non cresce nulla, che la plastica non nutre e che un video, per quanto avvincente sia, non può sostituire la realtà che è il risultato dell’azione dell’essere umano nel suo ambiente naturale.
La questione della salvaguardia della biodiversità è ormai annosa. Già al vertice mondiale delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro del 1992 venne firmata dalle controparti nazionali una Convenzione per la difesa del patrimonio genetico e delle specie esistenti. Anche a Johannesburg, nel 2002, al vertice mondiale dedicato allo sviluppo sostenibile, i paesi europei presenti si posero l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010. Promessa che, come tutti possono constatare, dati alla mano, è stata ampiamente disattesa.
Ma ridurre la biodiversità non significa solo impegnarsi per salvaguardare l’habitat di alcune specie in via di estinzione come il camoscio o l’ululone appenninici (come sta facendo il WWF con l’assegnazione del premio Panda d’oro ogni anno).
Anche intervenire sulla molteplicità delle specie coltivate ha un impatto di non poco conto in questa lotta per la vita. Per fare un esempio, si dice che solo qualche decina di anni fa le specie di patata coltivate nel mondo fossero migliaia (2). Ora ne sono rimaste pochissime coltivate su una scala degna di nota (sebbene ci siano piccoli segnali di controtendenza). Idem per frumento o riso e altri cereali di importanza fondamentale per l’alimentazione umana. Questa riduzione di specie e diversità espone l’umanità a maggiori rischi di carestie dovute a patologie vegetali cui piante omologate in tutto il mondo non sarebbero in grado di far fronte.
Nei millenni, la saggezza contadina dei vari popoli ha saputo individuare e preservare le specie vegetali più adatte ai vari climi e alle varie situazioni parassitarie. È una pura follia procedere, come si sta facendo, a questa “semplificazione” ingenerata solo da necessità legate al profitto e alla commercializzazione.
Ma la biodiversità è anche meccanismo ecosistemico ampliato.
Ad esempio, la stabilità del clima dipende anche dalla dinamica della biodiversità, con i suoi influssi sulla circolazione delle acque e sulla fertilità dei suoli. Tranne che per un 1% di gas nobili, l’atmosfera è interamente il prodotto delle emissioni degli organismi viventi sulla superficie della Terra, umani compresi.
La quantità di specie viventi non è ancora stata fissata definitivamente dagli scienziati e le cifre che possiamo trovare nei vari testi e autori sono molto discordanti.
In linea di massima possiamo azzardare un’ipotesi di questo tipo. In natura esistono:
5000 virus
4000 batteri
70.000 funghi
40.000 protozoi
40.000 alghe
250.000 piante
45.000 animali vertebrati
70.000 molluschi
75.000 aracnidi
950.000 insetti

Ma secondo altre fonti e altri studi le cifre differiscono di molto. Ad esempio, si parla di 1 o 1,5 milioni di specie per i funghi, di 500.000 specie per le alghe e addirittura da 8 a 100 milioni di specie per gli insetti. Periodicamente vengono scoperte nuove specie. Solo in una zona orientale dell’Himalaya negli ultimi dieci anni (1998-2008) sono state scoperte 350 nuove specie, che rischiano di scomparire prima ancora di essere conosciute. In quella stessa zona, sono infatti a rischio di estinzione 10.000 specie vegetali, 300 di mammiferi, 977 di uccelli, 176 di rettili, 105 di anfibi e 269 pesci di acqua dolce (3).
Quello che balza agli occhi di fronte a queste cifre è comunque la ricchezza stupefacente della vita sul pianeta, risultato di 3,5 miliardi di anni di evoluzione. Miliardi di anni che stiamo vanificando in pochi decenni di distruzione pianificata a ritmo da catena di montaggio.

L’olocausto silenzioso: i numeri

La perdita della biodiversità si ha quando una specie o una parte del suo patrimonio genetico o un ambiente naturale scompare per sempre. Le attività umane, dirette o indirette, sono a oggi il massimo fattore di scomparsa di specie viventi sulla Terra.
Nell’ultimo Living Planet Report (2008) il WWF denunciava la perdita, negli ultimi trent’anni, del 30% di tutte le specie del pianeta (il 51% delle specie tropicali, il 33% di quelle terrestri, il 35% di quelle di acque dolci e il 14% di quelle marine). Il tasso di estinzione odierno è fra le 100 e le 1.000 volte superiore al tasso naturale, ossia a quello senza interferenza umana.
Dalle “Liste Rosse” dell’IUCN (Unione mondiale per la conservazione della natura) (4), la più importante fonte di studio e classificazione delle specie viventi in via d’estinzione, apprendiamo che su un totale di 47.677 specie studiate, circa 17.291 (il 36%) sono minacciate di estinzione. Di queste, 875 specie (circa il 2%) sono già estinte o estinte allo stato selvatico in natura. Sono inoltre minacciati il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 35% degli invertebrati, e, ancor più angosciante se lo può essere, il 70% delle piante.
Il professor Norman Myers, esperto di biodiversità all’Università di Oxford, ha affermato che: «La perdita rapida di biodiversità a cui stiamo assistendo, se non contrastata, sarà la più grande in 65 milioni di anni di vita del pianeta e potrebbe essere come le sei estinzioni di massa dell’intera storia della Terra. La speranza è rappresentata da una strategia di conservazione che tuteli i “punti caldi della biodiversità” nel mondo, ovvero le 34 aree con eccezionali concentrazioni di specie animali e vegetali che si trovano di fronte a una grave minaccia di scomparsa degli habitat naturali. Alcuni di questi “punti caldi” contengono gli ultimi habitat per almeno metà delle specie di flora e due quinti delle specie di fauna confinate in meno del 2% della superficie terrestre» (5).

Minaccia uomo

Ma quali sono le attività umane causa di questi sfacelo?
Vediamo le più importanti:
- agricoltura intensiva e uso di pesticidi e fertilizzanti chimici;
- cementificazione, urbanizzazione del paesaggio, costruzione di strade e ferrovie e disseminazione degli abitanti su territori vasti con conseguente frazionamento di molti spazi e ambienti vitali per gli animali
- costruzione di barriere artificiali di vario tipo che riducono lo scambio fra le specie viventi e la possibilità di muoversi delle stesse;
- incanalamento e deviazione di corsi d’acqua, scomparsa di acquitrini, stagni e laghetti, alterazione degli equilibri idrici;
- deforestazione;
- eutrofizzazione dei mari da inquinamento;
- mutamenti climatici dovuti ai gas serra;
- industrializzazione selvaggia e diffusione di sostanze difficilmente o per nulla biodegradabili (plastica, sacchetti, veleni ecc.);
- piogge acide da inquinamento atmosferico;
- inquinamento luminoso e acustico;
- attività turistiche e di svago;
- specie invasive trasportate inavvertitamente che colonizzano territori dove non hanno antagonisti naturali;
- caccia e/o sfruttamento economico di particolari specie.

Il costo economico

Tutto questo ha un costo astronomico per l’umanità, anche dal punto di vista economico.
Purificazione di acqua e aria, protezione delle coste dalle tempeste, eutrofizzazione dei mari, mancata impollinazione, conservazione delle aree naturali costituiscono sicuramente un costo aggiuntivo di rilievo.
È stato calcolato che i costi del degrado degli ecosistemi a causa di una riduzione del tasso di biodiversità pari al 15% entro il 2050 sono quantificabili in qualcosa come 50 miliardi di euro l’anno (6).
Entro il 2050 la perdita di biodiversità costerà all’Europa 1.100 miliardi di euro (7). Che pagheremo noi. Con il nostro lavoro e la perdita di qualità delle nostre vite.
Secondo i ricercatori del progetto TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) che si pone il fine di determinare in denaro i servizi che la natura garantisce agli esseri umani senza alcun costo, la perdita annuale delle foreste ci costa qualcosa come 2-5 trilioni di dollari (8).
Per avere un’idea della pusillanimità politica generale basti pensare che il budget messo a disposizione dall’Unione Europea per la tutela della biodiversità è di 120 milioni l’anno, meno dello 0,1% di quello totale europeo. Mangeremo polistirolo…
Sempre secondo Myers, le cifre da mettere in campo sarebbero decisamente diverse per ottenere risultati: «Si potrebbero salvaguardare i “punti caldi” della biodiversità con un bilione di dollari l’anno. Bisognerebbe sentire questo costo economico come un investimento. Basti pensare al grande valore commerciale delle innumerevoli medicine e dei prodotti farmaceutici basati sulle proprietà delle piante che si aggira intorno ai 60 bilioni di dollari l’anno» (9).

Le azioni personali

Se non possiamo aspettarci nulla dalle istituzioni preposte e dai nostri rappresentanti politici, allora che fare?
Ci permettiamo qui di elencare alcuni consigli su scelte che, se applicate quotidianamente ed estese orizzontalmente alla base della società, possono piano piano fare la differenza.
- Coltivare la terra in modo organico per permettere la rigenerazione della vita dei microrganismi. Raccogliere dei semi del proprio orto e giardino e riseminarli di anno in anno anche in vasi sul terrazzo per chi non ha terreno. Seminare piante e fiori autoctoni e di specie antiche, magari appoggiandosi alle banche dei semi che stanno nascendo in vari luoghi. Ovviamente è conseguenza diretta di quanto precede il privilegiare il consumo di prodotti biologici e locali.
- Mangiare in modo consapevole, evitando piatti a base di animali e soprattuto di quelli in via di estinzione o a rischio come zuppa di tartaruga, sushi di tonno rosso, cetriolo di mare ecc. Evitare anche prodotti alimentari che hanno un impatto importante sulla biodiversità come quelli derivanti da caccia o pesca che non rispettano la taglia minima, le specie protette ecc. Senza contare il cibo carneo (es. hamburger) o le colture “energetiche” (es. olio di palma per biodiesel) che derivano dalla deforestazione di vaste zone del mondo.
- Boicottare, se possibile, medicine “tradizionali” o cosmetici ricavati da animali o piante che stanno scomparendo (es. corno di rinoceronte, muschio di cervo, ossa e interiora di tigre ecc.).
- Installare nidi artificiali per agevolare la riproduzione degli uccelli in ambienti urbanizzati.
- Attivarsi per favorire la nascita di riserve naturali o parchi protettivi nella propria zona e soprattutto in areali rimasti isolati a causa della presenza circostante di ampie zone cementificate o con strade ad alto traffico.
- Consumare di meno e acquistare il necessario. Uscendo dalla mentalità dello shopping fine a se stesso eviteremo di consumare il pianeta e le sue risorse e di vederle trasformare in rifiuti intossicanti per tutte le forme viventi.
- Aprire la propria casa solo a materiali naturali, evitare il più possibile plasticoni, prodotti tossici, detersivi devastanti, imballaggi “da discarica immediata” ecc.
- Risparmiare sulle fonti energetiche utilizzate in tutte le maniere possibili (trasporto, riscaldamento, illuminazione ecc.). Di modi oggigiorno ce ne sono molti. Ogni diminuzione di gas serra aumenta le possibilità di futuro della biodiversità e quindi anche la nostra.
- Impegnarsi per cambiare lavoro se la propria attività è dannosa per la vita e la gioia sul pianeta. Meglio un lavoratore attivo in un comparto produttivo etico ed ecologico che mille volontari ecologisti nel tempo libero.
- Fermarsi ogni tanto a contemplare la natura. Basta anche osservare l’impegno e la dignità eccezionale con cui si muove e lavora una formica per la sua comunità. Percepire il senso di unione tra gli esseri viventi e la condivisione di un destino esistenziale comune aiuta a rispettare la vita in ogni sua forma.

Il valore della vita

Al di là di della riflessione che sino ad ora abbiamo portato avanti – e che per certi versi ricade sempre nell’alveo noto dell’utilitarismo che contraddistingue purtroppo questa società – ci premeva sottolineare che la biodiversità della vita ha un valore di per sé, indipendentemente dal fatto che noi umani possiamo trarne o meno dei benefici.
Ossia c’è, a nostro parere, la necessità assillante dell’assunzione di una responsabilità morale nei confronti del pianeta e degli esseri che lo abitano. Questa dovrebbe essere semplicemente la manifestazione della nostra umanità e della nostra intelligenza e rispetto per la vita in sé.
Se tuttavia ciò non bastasse, possiamo comunque ricordare che gli effetti devastanti della perdita di biodiversità incombono su molteplici aspetti cruciali della nostra esistenza come la fertilità dei suoli, il loro consolidamento e l’eliminazione dei rifiuti in essi contenuti a cura dei microrganismi che li abitano. E poi regolazione del clima e del bilancio idrico, produzione di piante medicinali e di cibo sano. Non ultimo, senza biodiversità niente possibilità di contemplare la variegata bellezza e armonia del mondo naturale.
Quando avremo perso tutto questo, a ben poco varrà vedere l’ultimo bellissimo videodocumentario del National Geographic.


http://www.stampalibera.com/?p=35971

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